Pensavo di vivere in eterno. Pensavo che il BAR vivesse in eterno.

Il Bar (o l’Osteria) ha cresciuto intere generazioni di fini intellettuali da bancone. Guerre e Rivoluzioni sono state pianificate nei vari Cafè e Bar nella storia. Poesie e Romanzi, entrati nei cataloghi letterari, sono stati redatti dentro postriboli fumanti alcol e vane chiacchiere. E quindi? Dove voglio arrivare? Beh, voglio arrivare al lento decadimento del fruitore di tali posti di ricreazione. Luoghi atti alla RIGENERAZIONE mentale, diventati latrine, dove portare la propria depressione cavalcando nevrosi e frustrazioni. Una volta, nei BAR, c’erano figure mitologiche che NON permettevano di ammorbare l’aria con fetori di disfatta e mediocrità.

Figure mitologiche…

Credo che in ogni locale rispettabile, esistesse un individuo soprannominato IL PROFESSORE. Questo elemento ne sapeva sempre una più degli altri, ma molto spesso QUELLA NUOVA più degli altri. In alcuni casi si trattava di un Professore a tutti gli effetti (In pensione o no). Sempre di sinistra, lo si capiva solo dal vestiario consunto, perchè nelle tesi che esponeva si evinceva una disillusione verso il Socialismo sfociata in bieco capitalismo. Di norma si faceva offrire da bere incantando con le parole, oppure proprio chiedendo prestiti. Eh, le pensioni non sono d’oro per tutti.

Oppure esisteva sempre qualcuno col nome che finiva in -ONE: Michelone, Paolone, Albertone… Chiaramente di corporatura abnorme, grande bevitore e molto spesso benestante in quanto possidente agrario o lavorante nel settore. -ONE era il classico elemento che se cominciavi il discorso “Sai, sono depress…” non finivi la frase perchè o ti arrivava una birra in mano o uno scoppellotto del tipo “Dai bambino, la vita non è fatta perchè i depressi contagino gli altri”. Eroico.

Beh, immancabile l’arredamento da bancone: IL PROVOLONE, quello che ci provava con ogni barista possibile. Questo elemento cambiava spesso bar in concomitanza con il calciomercato bariste. 1 volta su 10 riusciva a portarsene a casa una. Ma anche solo a dargli un passaggio a casa per raccontare il giorno dopo di evoluzioni sessuali inaudite alle spalle della malcapitata.

IL RE DEL CAMPARI. Non esisteva dappertutto, ma dove compariva lasciava il segno. Molto spesso di vomitate fuori dal Bar. Si trattava di un campione etilico molto capace. Ingurgitava ettolitri di bevande con coloranti usati in guerra. Millantava azioni rocambolesche per poi smentirle il giorno dopo se interrogato. Vive a carico della moglie. Molto spesso disoccupato o saltatore di lavoro in lavoro.

IL MIMO: Un ragazzo che nessuno conosceva ma che puntualmente si presentava in BAR. Tutti straniti da questa figura, dava vita a sondaggi ed indagini: che sia un poliziotto in borghese? O un serial Killer? Mah. Non interagiva. Beveva male. Da solo.

IL GANGSTER/EX CARCERATO: Era quello che voleva passare per il più cattivo e brutale. Molto spesso con un gatto da coccolare a casa, millantava anni di carcere in un non precisato posto in giro per il mondo.

E tanti, tanti altri…

Forse farò una PARTE 2 il tema è ampio e SCOTTANTE.

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